DAVID SALLE


05-02-2002
30-03-2002
Milano

Il giorno 5 febbraio 2002 si inaugura presso la Galleria Cardi di Piazza di Sant’Erasmo a Milano una mostra personale di David Salle. Salle è una delle figure di spicco nel panorama degli artisti americani emersi all’inizio degli anni ’80 e, da quel momento in poi, tra i più celebrati protagonisti del ritorno alla pittura figurativa. Le sue opere di grande formato, spesso composte da più tele giustapposte che alludono a fotogrammi cinematografici, rivelano un’insaziabile curiosità visiva che si traduce in una letterale sovrapposizione di immagini in cui si fondono pittura, disegno e serigrafia. Colte citazioni dell’arte dei maestri della grande tradizione classica, quali Watteau, Bernini, Velasquez, Cézanne, si uniscono alle allusioni e al linguaggio delle avanguardie di questo secolo, dal Surrealismo al Pop, all’appropriazione di motivi e oggetti mutuati dal mondo delle arti decorative e all’erotismo suscitato da immagini di figure femminili, e costituiscono il ricco e variegato vocabolario dell’artista. Tutto questo produce un complesso intreccio narrativo, frutto di una sorprendente abilità di costruzione dove le immagini si intersecano su di un unico piano e giacciono impilate una sull’altra come in una prospettiva appiattita. Il mondo rappresentato da Salle si compone di frammenti, di “aneddoti” che, grazie ad un efficace gioco di proporzioni contrapposte e volontariamente in antitesi le une con le altre, per una consumata alchimia trovano la loro giusta collocazione ed una inconsueta qualità di racconto. I dipinti presentati in questa occasione fanno parte di una nuove serie di Pastorali e rappresentano al meglio tutte le caratteristiche tipiche della pittura dell’artista: piani di colore acceso contornati da un disegno dai tratti stilizzati e schematici, quasi da cartoni, sono interrotti da tasselli in cui l’immagine di sculture barocche, di scorci di paesaggio, di nature morte, di nudi femminili o di navi imprigionate in una bottiglia, producono un incessante stimolo visivo nell’osservatore, sovvertendo continuamente le convenzioni narrative ed il contesto originario delle immagini riprodotte e mantenendo viva l’attesa per i capitoli successivi di “storie” sempre nuove.