BIANCHI - DORNER - FRIZE - NUNZIO


12-05-2011
31-07-2011
Milano

GALLERIA CARDI MILANO Domenico Bianchi – Helmut Dorner Bernard Frize - Nunzio Durata della mostra: 12 Maggio – 31 Luglio 2011 Orari della galleria: lun 14.30 - 19.30 / mar - sab 9.30 - 12.30, 15.30 - 19.30 La Galleria Cardi è lieta di annunciare, presso la sua sede di Milano, la mostra di Domenico Bianchi (Anagni FR, 1955 – Vive e lavora a Roma), Helmut Dorner (Gengenbach-Baden DE, 1955 – Vive e lavora a Karlsruhe DE), Bernard Frize (Saint-Mandé FR, 1954 - Vive e lavora fra Parigi e Berlino) e Nunzio (Cagnano Amiterno AQ, 1954 – Vive e lavora tra Roma e Torino). L’accostamento fra le opere di questi Artisti ha lo scopo di indagare il tessuto connettivo dell’Astrattismo fra pittura e scultura. Gli esordi dei quattro si collocano tutti alla fine degli anni Settanta. Quelli di Domenico Bianchi con Ugo Ferranti presso il Fine Arts Building di New York nel 1977. La varietà di materiali con i quali l’Artista oggi si esprime è tenuta insieme dalle dimensioni dei supporti. Opere rigorosamente proporzionali fra loro, atte a creare una gamma di combinazioni pressoché infinita, si articolano sui muri perimetrali lasciando il ‘centro’ libero di esistere come luogo degli accadimenti. Dicotomia fra centro e perimetro che riflette la caratteristica peculiare dei lavori di Bianchi, in cui serrati frammenti di scacchiere sono invasi da geometrie centripete che li interrompono e da cui traggono energia vitale. Sono i materiali l’origine espressiva del lavoro dell’Artista, la loro manipolazione, l’esaltazione delle caratteristiche intrinseche, gli accostamenti eseguiti con una ricerca estetica così raffinata e rarefatta da contribuire a ri-definire un senso del bello, non necessariamente basato sulla figurazione. Helmut Dorner muove i suoi primi passi nell’arte come seguace di Gerard Richter presso la Kunst Academie di Dusseldorf, per poi distaccarsene perseguendo una sua personale linea di ricerca nel campo dell’astrattismo. Dopo un esordio caratterizzato da complesse composizioni realizzate attraverso un uso espressionista della materia pittorica, oppure affidate a modulazioni geometriche dai campi cromatici netti, la produzione pittorica di Dorner si muove nella direzione dell’utilizzo delle lacche su di una superficie plastica trasparente: il plexiglas. Nelle opere presenti in galleria, strati di materia spessa si sovrappongono al supporto trasparente. Smalti fluidi si mescolano sulla superficie dando luogo a forme liquide dai colori cangianti. Il plexiglas leggermente opaco crea un ulteriore piano di luce lattiginosa che si frappone fra il colore denso e la parete di fondo. Sin dagli Anni '70 Bernard Frize ha evitato i modi tradizionali della pittura, tralasciando volutamente le problematiche figurative e compositive, per porre attenzione sulla riduzione della pittura all'atto fisico in sé. L’Artista si focalizza sulla meccanica della pittura e crea dipinti seguendo strette regole, usando una specifica palette di colori. La tela, il pennello, i colori: Frize considera ciascuno di questi oggetti come ‘strumento’ e se stesso come ‘artigiano’. Il suo lavoro può essere visto come la registrazione di un ‘gesto’ di pittura. Il prodotto finito è determinato dal processo mediante il quale è costruito. Il risultato consiste in suggestive e potenti immagini dai colori audaci e dalle textures ricche. Non c'è una narrazione nel suo lavoro, ma vi è sovente una direzionalità nelle pennellate che porta un senso di movimento e di tempo. I lavori sono ricchi, stratificati e misteriosi nella loro concezione. Nunzio compie la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, come allievo di Toti Scialoja. Nel 1984 la mostra ‘Ateliers’, curata da Achille Bonito Oliva presso l’ex Pastificio Cerere, consacra l’affermazione del cosiddetto gruppo di San Lorenzo, di cui Nunzio è parte integrante. La materia, nell’opera di Nunzio, sin dall’inizio, è trattata in maniera da esaltarne le caratteristiche intrinseche. Nelle sue opere mature, il legno viene portato a combustione nel suo strato superficiale, creando su quest’ultimo una patina di pigmento nero carbone, effetto dell’azione del fuoco. Raramente alla combustione sono affiancati lievi interventi cromatici. Le lastre di piombo spesso utilizzate, vengono tese, compresse e sagomate, come grandi tele montate su telai in legno, realizzando forme concave di grande complessità spaziale. Le opere così ottenute presentano immagini di curve dalle linee sinuose caratterizzate da brusche interruzioni rettilinee.