TOM SACHS


14-10-2003
22-11-2003
Milano

La Galleria Cardi è lieta di annunciare il ritorno a Milano di Tom Sachs, dopo la sua ultima mostra tenuta presso la Galleria Cardi & Co. nell’ottobre del 2001. A partire dal 14 ottobre, sarà possibile vedere i dieci nuovi dipinti dell’artista nato (nel 1966) e residente a New York. Tom Sachs, diplomatosi nel 1989 in Arte presso il Bennington College (Bennington, Vermont), fa parte di quegli artisti che utilizzano il bricolage come mezzo espressivo principale per muovere una feroce critica alla società consumista, sia dell’alta moda che dei prodotti-immagine massificati. Il tema, non nuovo, e la tecnica, già sperimentata (un esempio su tutti: Calder e i suoi leggeri capolavori di ingegneria), vengono presentate con originalità e ironia non comuni. L’artista è noto per aver costruito, con materiale di recupero e con arnesi del fai-da-te, armi e complessi macchinari di sua invenzione, marchiandoli con le più note griffes internazionali. Nel 1988 stupì e sdegnò il mondo dell’arte, e non solo, per aver costruito un modellino di campo di sterminio usando come base una scatola per cappelli firmata Prada. Nell’intervista rilasciata al New York Times il 10 marzo 2002 Sachs, a proposito di quel lavoro, affermò: "Uso l’iconografia dell’Olocausto per spostare l’attenzione sulla moda. La moda, come il fascismo, riguarda la perdita di identità. La moda va bene se ti aiuta a sembrare più sexy, ma non va bene quando inizi a sentirti stupido o grasso perché non possiedi, come il tuo miglior amico, una scodella per cani firmata Gucci." Non meno scalpore suscitò l’inaugurazione della mostra da Mary Boone a New York, nel 1999: la gallerista trascorse una notte in cella perché Sachs aveva messo a disposizione del pubblico proiettili calibro 9. In questi ultimi mesi sta riscuotendo successo la recente istallazione che è stata esibita presso la Bohen Foundation a New York e il Deutsche Guggenheim a Berlino e che ha richiesto due anni di lavoro: Nutsy's. Un mondo in scala 1:25 che include modelli di Unité d'Habitation di Le Courbusier e di mobili progettati da Mies van der Rohe, un ristorante McDonald’s (funzionante), un amplificatore con casse da 10.000 watt di potenza, un ghetto, un parco di Arte Moderna e una postazione da dj. Tutto è collegato da una rete di strade percorse da auto telecomandate, utilizzate per sfide mozzafiato tra il pubblico. Tom Sachs definisce i propri lavori "protesi culturali" da utilizzare per fronteggiare la perdita di informazioni nella cultura contemporanea. Ma sono indubbiamente un mezzo per gridare la propria critica all’omogeinizzazione culturale ad opera delle società occidentali. I nuovi lavori in mostra presso la Galleria Cardi raffigurano marchi, etichette ed icone facilmente riconoscibili: tutti denunciano la supremazia, anche culturale, della società americana e del continuo processo di annullamento delle specificità culturali ed umane. I marchi stessi rappresentano questo cambiamento, come lo stesso artista afferma sul catalogo della mostra Sony Outsider (Gajin): "Noi non sganciamo solamente bombe, noi bombardiamo cultura ed in questo modo cancelliamo la cultura. (…) Ora se si vuole distruggere una nazione non bisogna più bombardarla, basta fornirla di videoregistratori."