VIK MUNIZ


21-04-2005
19-07-2005
Milano

The Cardi gallery presents a solo show by Vik Muniz, an artist born in San Paolo in 1961 and now living in New York. In this, his second show in Milan, the Brazilian artist is presenting seven large-scale works from the series Pictures of Magazines, among which a triptych inspired by Monet consisting of three panels 150 x 300cm. each. There are also six pieces from the Rebus series, all of them photographic colour prints. Vik Muniz became interested in photography at the beginning of his career when he was making sculpture. When preparing photos of his works to send to museums he realised that only when he saw his works reproduced two-dimensionally did he remember them in all their details: to remember them three-dimensionally was fairly difficult. With regard to this Muniz likes to quote Willem De Kooning who did not recognise his own dentist, invited to dinner by his wife. During the evening the artist decided to make a portrait of his guest and, having finished it, he said: ‘Do you know what? You look just like my dentist!’ This is how there was born the idea of photographing the subject of a work in order to make it abstract, dysfunctional but also ultimately recognisable. To construct the subjects to be photographed the artist undertakes a complex procedure of composition and re-composition: for example, in the series Pictures of Magazines Vik Muniz shows us still-lifes created by assembling and superimposing many tiny magazine cuttings from which emerge well-known vases of flowers and landscapes by such masters as Van Gogh, Monet, Matisse, and Redon. From the starting point of a coloured cutting, Muniz reconstructs an image which creates an alienating effect in the viewer whose task it will then be to interpret these signs and re-elaborate the image. The artist is interested in showing the visible marks that make up the image rather than simply photographing the objects. The creation of the model to photograph is a fundamental step: juxtaposing the magazine cuttings, the toys in the Rebus series, the drops of chocolate syrup in the Picture of Chocolate series is a carefully controlled gestation period. The duration of the image created in this way is, in fact, the equivalent of the fraction of a second it took to photograph it. From this point of view the photograph can be considered as a continuation of painting, as the final phase of a technical research aimed at making a representation as near as possible to reality, in other words to make the marks composing the image imperceptible but visible, as though we were looking at a real object. In his catalogue essay Demetrio Paparoni writes, ‘Muniz does not copy the art of the past nor does he repeat the experiences of others; he is not what they call an Expropriator. In order to answer the questions he poses himself, he studies the processes that generated the art of yesterday. In this sense he is in no way a Conceptualist, because his works do not find their sense in the questions they stimulate in the viewer but, rather, in the answers the artist manages to find for himself. However this may be, since in art as in science nothing can be excluded if it leads to a result, copying or repeating are not processes that diminish the work of an artist’. Paparoni further writes, ‘The work is an individual experience both for the person who makes it and for the person who looks at it, and since nothing is fixed and unchangeable in the mind of man, each new experience can generate a conceptual shift that might change our reading of a work. Muniz shows in his work that it is not critics who enlarge the interpretative range of art, but art itself which, by returning to the same themes and investigating them in depth, renovates itself through the work of new generations. Thanks to such artists as Muniz art remains alive, and museums are not cemeteries but the forges of new ideas’.
La Galleria Cardi inaugura la mostra personale di Vik Muniz, artista nato nel 1961 a San Paolo e residente a New York. Alla sua seconda mostra personale a Milano, l’artista brasiliano presenta sette opere di grandi dimensioni della serie "Pictures of Magazines" (tra le quali un trittico ispirato a Monet composto da tre pannelli di cm 150 x 300 ciascuno) ed altre sei opere della serie "Rebus", tutte stampe fotografiche a colori. Vik Muniz si è avvicinato alla fotografia agli esordi della sua carriera artistica quando produceva sculture. Preparando le fotografie da mandare ai musei, l’artista si rendeva conto che solo quando rivedeva l'opera stampata in forma bidimensionale la ricordava nei particolari, mentre il ricordo in forma tridimensionale gli risultava più difficoltoso. A questo proposito Muniz ama citare Willem De Kooning che non riconosce il proprio dentista invitato dalla moglie ad una cena. Nel corso della serata l’artista decide di realizzare un ritratto dell’ospite e dopo averlo ultimato commenta: “Sa una cosa? Assomiglia proprio al mio dentista!” Allo stesso modo nasce l’idea di fotografare il soggetto dell’opera al fine di renderlo astratto, disfunzionale, ma alla fine, riconoscibile. Nel costruire i soggetti da fotografare l’artista opera una complesso procedimento di composizione e ricomposizione: per esempio nella serie "Pictures of Magazines", Vik Muniz propone delle nature morte eseguite assemblando e sovrapponendo innumerevoli e minutissimi ritagli di riviste, facendo emergere in modo riconoscibile noti vasi di fiori e paesaggi di maestri quali Van Gogh, Monet, Matisse, Redon. Partendo da un ritaglio colorato Muniz ricostruisce un’immagine creando nel fruitore un effetto di straniamento: sará compito proprio dell’osservatore realizzare uno sforzo per intepretare i segni e rielaborare l’immagine. All’artista interessa proprio mostrare i segni visibili che compongono l’immagine e non semplicemente fotografare degli oggetti. La realizzazione del modello da fotografare è un percorso fondamentale: accostare i ritagli di giornali, i giocattoli della serie "Rebus", le gocce di sciroppo di cioccolato della serie "Picture of Chocolate", equivale ad una gestazione accuratamente controllata. La durata dell’immagine così realizzata equivale alla frazione di secondo in cui è esposta alla pellicola. La fotografia può essere vista in quest’ottica come la prosecuzione della pittura, come la fase finale delle ricerche tecniche volte a realizzare una rappresentazione il più possibile vicina alla realtá, ossia rendere i segni che compongono l’immagine impercettibili, ma visibili, come se avessimo di fronte l’oggetto reale. "Muniz non copia l'arte del passato, - scrive Demetrio Paparoni nel saggio del catalogo che accompagna la mostra - né ripete le esperienze di altri, non è quel che si suol dire un Appropriazionista. Per dare risposte alle domande che si pone, studia i processi che hanno generato l'arte di ieri. In tal senso è ben lontano dall'essere un concettuale, in quanto le sue opere non si legittimano negli interrogativi che sono capaci di stimolare nel fruitore, quanto nelle risposte che l'autore riesce a dare a se stesso. Comunque sia, poiché in arte come nella scienza niente di ciò che può condurre a un risultato va escluso, copiare o ripetere non sono processi che sminuiscono il lavoro di un artista." Ed ancora scrive Paparoni: "L'opera è esperienza individuale sia per chi la fa che per chi la guarda, e poiché nella mente dell'uomo nulla è fisso e immutabile, ogni nuova esperienza può generare uno slittamento concettuale capace di modificarne la lettura. Con il suo lavoro Muniz dimostra che non sono i critici ad allargare lo spettro interpretativo dell'arte, ma è l'arte stessa, che tornando sempre sugli stessi temi e scavando in profonditá, si autorigenera attraverso il lavoro delle nuove generazioni. Grazie ad artisti come Muniz l'arte rimane viva e i musei non sono cimiteri ma fucine di idee nuove." La mostra terminerà il 28 maggio 2005.