BERNARDI ROIG


20-03-2007
28-04-2007
Milano

We are pleased to present a selection of the most recent drawings and sculptures by Bernardi Roig with the title LIGHTNESS EXERCISES, works which represent a reflection on the “lightness” discussed in the first lecture (also called “Lightness”) planned by Italo Calvino for Harvard University during the academic year of 1985-1986; sadly this was never held as he died a week before the lectures were due to begin. The Spanish artist Roig has created his “narrative plot” as a humble homage to Calvino’s suggested concept of lightness: this dealt with the thoughtful character who figures in one of the tales in the Decameron in which the Florentine poet, Guido Cavalcanti, presented as an austere philosopher who walked in meditation among the marble sepulchres, placed his hand upon the cover of a tomb, only to leap up freeing himself from the worldly weight of the Florentine jeunesse dorée. This is the symbol of artistic agility which stands above the oppression of the world. The excess of light causes the figures to dissolve before our eyes, becoming lighter and losing their heaviness. According to Calvino’s story, the character of Cavalcanti is weighed down by the pains of love which are expressed as sighs and luminous rays. Mainly based on the symbolism of light and on the metaphor of human blindness, the works shown in Milan outline an imaginary world that is fed by literary, artistic, and cinematographic obsessions. Bernardi Roig has related this to contemporary isolation, using “blindness” and “invisibility” as a metaphor for the loss of stability by people today, persons without guarantees for stabilising their own certainties. Before our eyes he parades white and light bodies, blinded by an unknown illness, and with an expression of unease while, at the same time, he reveals his fascination for the figure itself. Brutally subject as they are to intense light they aspire, as in the case of Cavalcanti, to lighten the structure of the tale. In this latest series of works by Bernardi Roig it is light itself that stops us from seeing, that decidedly blocks our view; and this blocked gaze is an extension of symbolic breakdown and dissolution, the substratum of which is, in fact, the real aim. “All the figures have closed eyes resulting from the weight of their stone eyelids and the intensity of the light. A retina blinded by light reduces the eye to a milky cataract. I realise that the eye is the deepest wound from which, in the place of blood, there flow white tears that evaluate a whole heritage worn down by light. This is why we never arrive at the depths of our vision; however, there are moments in which this vision becomes condensed and acquires the solidity of a body. This is how images are born.” Light is never used in these works in order to illuminate them but, rather, quite the reverse: it is a light that does not allow us to see them: it blinds the viewer. This though is not a question of an absence of vision but, to be precise, of representing something removed from sight and that configures interior sight. And this is the limit of resistance to that hyper-sensibility which is today the definitive form for eliminating the courageous act of looking. If refusal of reality, or the wish to prolong it, marks the arrival of the “ghostly duplicate”, in other words, of all the images created by the hand of mankind, Roig’s duplicates also bear the mark of mankind’s stupidity and madness. In Bernardi Roig’s view, two situations are superimposed: an obsessive and extremely subjective view and, on the other hand, one resulting from literary intensity and visual covetousness: these unite the tradition and symbolism of art history with what is in close proximity to them: an awareness of contemporaneity. Roig’s sculptures, drawings, and videos reflect this state of infinite tension between a crumbling world and its duplicate, something that can never be pinned down but that is embedded in our soul. On March 24th Bernardi Roig will be exhibiting at PMMK (Musée d’Art Moderne de Oostende) an important show of a selection of his works created over the past six years and which, earlier on, had been seen at the Bonn Kunstmuseum (from June to September 2006); at the Domus Artium Museum in Salamanca, again in 2006; and at the Kampoa Museum in Prague (January and February 2007). Roig is one of the artists chosen by Demetrio Paparoni and Gianni Mercurio for the TIMER exhibition which will open at the Bovisa Triennial in Milan on March 30th.
La Galleria Cardi presenta la prima mostra personale a Milano dell’artista spagnolo Bernardi Roig nato a Maiorca nel 1965. Con il titolo di “LIGHTNESS EXERCISES” (Tentativo di Leggerezza) viene presentata una selezione delle ultime opere di Bernardi Roig, (disegni e sculture), una riflessione di “leggerezza” partendo dall’idea della prima conferenza (Lightness) che Italo Calvino preparò per l’Università di Harvard nel corso accademico 1985/86 e che mai si tenne a causa della sua scomparsa una settimana prima. L’artista spagnolo crea una trama narrativa come modesto omaggio al concetto di leggerezza proposto da Calvino, ponendosi con la poderosa figura che si riferisce ad uno dei racconti del Decamerone, dove il poeta fiorentino Guido Cavalcanti, presentato come un austero filosofo che passeggia pensieroso tra i sepolcri di marmo, appoggia la mano sopra il coperchio di una tomba, innalza il suo corpo e salta liberandosi dalla persecuzione mondana della jeunesse doreé fiorentina. È la figura dell’agilità poetica che si innalza sopra le oppressioni del mondo. L’eccesso di luce fa in modo che le figure si dissolvano allo sguardo, che si alleggeriscano e che perdano peso. Come narra Calvino, il personaggio di Cavalcanti è sottomesso alla sofferenza dell’amore, si converte in sospiri e raggi luminosi. Basate principalmente sulla simbologia della luce e la metafora della cecità della incomunicabilità umana, le opere che vengono presentate a Milano disegnano un luogo immaginario che si nutre delle ossessioni letterarie, artistiche e cinematografiche, dove Bernardi Roig riflette sopra l’isolamento contemporaneo, sopra la “cecità” e “l’invisibilità” come una metafora della perdita di stabilità dell’individuo attuale, una persona sprovvista di garanzie nelle quali ancorare le proprie certezze. Corpi bianchi e leggeri, accecati da un male sconosciuto, sfilano innanzi ai nostri occhi con espressione di malessere e, al tempo stesso, con un fascino per la figura. Sottomessi alla brutalità di una luce intensa aspirano, come per il poeta Cavalcanti, a togliere peso alla struttura del racconto. In questa ultima serie di opere di Bernardi Roig, la luce è ciò che ci impedisce di vedere, ciò che ostacola decisamente il nostro sguardo, e questa vista ostacolata è l’estensione della rottura e il dissolvimento simbolico il cui sostrato sarebbe il desiderio. “Tutte le figure hanno gli occhi chiusi dovuto dal peso delle palpebre di pietra dall’intensità della luce. Una retina accecata dalla luce riduce l’occhio ad una cataratta di latte. Capisco che l’occhio è la ferita più profonda dalla quale al posto del sangue sgorgano lacrime bianche che tesaurizzano tutto un patrimonio eroso dalla luce. Per questo non arriviamo mai in fondo alla nostra visione, però ci sono momenti in cui questa visione si condensa e acquista la solidità di un corpo. Così nascono le immagini. La luce in questi lavori non viene usata per illuminarli bensì il contrario, è una luce che ci impedisce di vederli, serve ad accecare lo spettatore. Però non come assenza di vista ma come possibilità di rappresentare, precisamente, qualcosa sottratto allo sguardo che configurerebbe lo sguardo interiore. Questo sguardo interiore è il baluardo della resistenza a questa ipersensibilità che oggi è la forma definitiva per sterminare il valoroso atto di guardare. Se il rifiuto del reale, o il desiderio del suo prolungamento, segnano l’apparizione di questi “doppioni fantasmagorici” che sono tutte le immagini scaturite dalla mano dell’uomo, i doppioni di Bernardì Roig portano il peso addizionale della sua idiozia e della sua pazzia. Due realtà si sovrappongono anche nello sguardo di Bernardì Roig. Un’ occhiata ossessiva ed estremamente soggettiva e un’altra indotta dalla passione letteraria e dalla cupidigia visuale, che coniuga la tradizione e la simbologia della storia dell’arte con la coscienza limitrofa alla contemporaneità. Le sue sculture, disegni e video riflettono questo stato di infinita tensione tra il mondo in demolizione e questo doppione, sempre sfuggente, che si annida nel nostro spirito. Bernardì Roig inaugurerà il prossimo 24 marzo al PMMK (Museé d’Art Moderne de Oostende) una grande mostra che racchiude una selezione del suo lavoro realizzato negli ultimi sei anni e che fu presentato precedentemente al KunstMuseum di Bonn (giugno – settembre 2006), al Domus Artium Museum di Salamanca sempre nel 2006 e al Kampa Museum di Praga (gennaio e febbraio 2007). E’ uno degli artisti selezionati da Demetrio Paparoni e da Gianni Mercurio per la mostra TIMER che inaugurerà alla Triennale della Bovisa a Milano il 30 marzo.