ORIENTAMENTO


01-05-2009
29-06-2009
Pietrasanta

ORIENTAMENTO Bagnoli, Bianchi, De Maria, Nunzio, Paladino, Salvadori A cura di Sergio Risaliti Galleria Cardi Primo Maggio Il primo maggio, giornata mondiale del lavoro, la Galleria Cardi aprirà un nuovo spazio a Pietrasanta. La piccola città toscana, nota per essere centro produttivo e turistico è altresì connotata dalla presenza dell’arte e degli artisti, di atelier, di laboratori artigianali e di fonderie. Con quest’inaugurazione la Galleria Cardi - già attiva a Milano- intende proiettare la propria attività in Toscana, nell’immediato entroterra della Versilia, ai piedi delle Apuane e delle rinomate cave di marmo statuario, in uno spazio espositivo collocato proprio in pieno centro storico. Il programma della nuova galleria in Pietrasanta sarà incentrato sulla storia artistica contemporanea, in linea con quello della sede milanese di Via Sant’Erasmo: saranno organizzate mostre personali e collettive di artisti di fama internazionale, affiancando opere degli anni passati a quelle di nuova concezione. Saranno inoltre ideati progetti site-specific e mostre a tema. L’ambizione è quella di individuare temi e suggestioni sul posto, creando un ponte culturale tra il presente e il passato, un dialogo aperto e fecondo tra la storia dell’arte attuale e un territorio così denso di memorie e di presenze, di tradizioni e di attività artigianali. Nel segno di questo dialogo culturale si è scelto di aprire la nuova galleria nel centro storico, a pochi passi dalla Piazza del Duomo in Via Barsanti 45/47. Lo spazio (circa 200mq) interamente ristrutturato si presenta con un design austero, assai funzionale e molto flessibile: grandi pareti bianche, e un piccolo spazio esterno adatto ad ospitare sculture, con la possibilità di isolare all’uopo una parte dei locali (ad esempio per installazioni o proiezioni video). Una doppia vetrata d’ingresso rende immediatamente leggibile l’interno: l’opera d’arte quasi si affaccia sulla strada catturando il passante, turista o appassionato, orientandolo in direzione di una nuova e diversa esperienza poetica della realtà. Orientamento, è il titolo della mostra inaugurale. La galleria con questa sua prima esposizione dichiara e al tempo stesso conferma il suo orientamento, la sua ‘rotta'. Saranno presentate opere ‘inedite’ e non di: Marco Bagnoli, Domenico Bianchi, Nicola De Maria, Nunzio, Mimmo Paladino, Remo Salvadori. A questa prima collettiva ne seguiranno nei prossimi mesi ancora altre e saranno sempre d’indirizzo, mostre di gruppo e tematiche con le quali si completerà il quadro di riferimento storico-artistico della galleria. Lo spazio espositivo in questo senso è pensato e vissuto come strumento di conoscenza e d’esperienza, non solo come spazio commerciale: luogo in cui è possibile orientarsi affrontando il presente in una dimensione anche retrospettiva, per non perdersi e per non disperdere energie. La mostra è focalizzata sul recente passato dell’arte italiana. SI tratta di puntare nella direzione del passato per orientarsi meglio sull’oggi. La carriera di Marco Bagnoli, Domenico Bianchi, Nicola De Maria, Nunzio, Mimmo Paladino, Remo Salvadori, com’è noto, principia tra la fine degli anni Settanta e i primissimi anni Ottanta. Mentre gli esordi di Paladino, De Maria, Bagnoli e Salvadori si collocano a ridosso delle prime avanguardie degli Anni Sessanta-Settanta (Arte Povera, Arte Concettuale), Bianchi e Nunzio iniziano la loro carriera poco prima (Bianchi) o poco dopo (Nunzio) l’esplosione della Transavanguardia (1978-79). Ognuno di questi sei artisti è già noto al pubblico nazionale e internazionale avendo partecipato a grandi manifestazioni come la Biennale o Documenta, a mostre tematiche come Avanguardia-Transavanguardia, o Minimalia. In questi ultimi decenni importanti collezioni pubbliche e private hanno acquisito le loro opere e grandi musei italiani e stranieri hanno realizzato mostre personali sia a Paladino (al Lenbach Haus di Monaco, al Pecci di Prato, a Cà Pesaro a Venezia o a Capodimonte di Napoli e poi a Lyon, Londra, Los Angeles), sia a De Maria, (Biennale di Parigi, al Kunsthaus di Zurigo, a Krefeld, Basilea e Rivoli ), che a Bagnoli ( Magasin di Grenoble, Castello di Rivoli, Ivam di Valencia), a Salvadori ( Pecci di Prato e Magasin di Grenoble), a Bianchi ( Stedelijk di Amsterdam, Castello di Rivoli, Macro di Roma) e a Nunzio (Galleria D’Arte Moderna di Bologna e Macro di Roma). Si sono voluti accostare artisti che partendo dalle avanguardie (ad es. quelle concettuali e poveriste) hanno deciso poi di annettere al contemporaneo quanto apparteneva alla grande tradizione antica o moderna dell’arte (la pittura e il quadro, la scultura in bronzo o in marmo, la ceramica, il mosaico, l’encausto, il figurativo e il figurale, l’alchimia, il simbolico, l’iconico, l’arcaico, il mitologico), senza escludere ideologicamente alcun ‘recupero’, alcuna ‘appropriazione’, alcun attraversamento di generi e forme. Questo nomadismo culturale si è affermato quando gli artisti hanno opposto una pratica centrifuga (sia col quadro, che con l’installazione), o culturalmente eccentrica e soggettiva alla prospettiva analitica o totalizzante dell’ideologia, il cui metodo universalistico si è manifestato sia con le avanguardie scientifiche sia con quelle artistiche ed economiche (si leggano a questo proposito le tesi di Germano Celant e di Achille Bonito Oliva). Inoltre negli anni del post-moderno e della globalizzazione, quando si è trattato di resistere al de-centramento dell’io e alla dissoluzione della memoria, questi stessi artisti hanno risposto alla crisi della forma e alla perdita d’aura affidandosi alla forza centripeta del simbolo o dell’icona, cioè ad una qualità d’immagine o di segno ‘arcaica’ o ‘mitica’ o ‘mistica’ o ‘lirica’. Bagnoli, Bianchi, De Maria, Nunzio, Paladino, Salvadori, hanno lavorato alla riconquista di valori e funzioni obsolete o indebolite: per la memoria contro l’oblio, per i frammenti contro la serie, per l’esemplare contro l’omologazione, infine per il simbolico contro il kitsch. Altro dato assai importante è l’attenzione rivolta da ognuno di questi artisti alla storia individuale, alla vita interiore e alle circostanze soggettive. Loro punto di riferimento è la soggettività, intesa come universo della sensibilità e della facoltà immaginativa o mnemonica. La prospettiva di senso si è spostata dal pubblico e dal quotidiano verso l’intimità e verso il tempo continuo della coscienza, quello dello sguardo dentro l’esperienza. In definitiva, trascorsi gli anni Settanta, si è trattato di ri-orientare la storia dell’arte in altre direzioni di marcia: verso il passato e il remoto, verso l’altrove e l’ignoto, verso l’archetipico e il trascendentale.